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lunedì 23 maggio 2011

Estratto da "Poema nº 8 (MANUELA)"

[…] - Amparo, Amparo, tranquila muje, tiene unos ojo muy bojnito 
- ¡Po zi! porque tu me ló has dao
- No, dejame ya, ya no puedo más

- Ya, si Amparo, ya estoy arta de ti
- ¿Y porque te casaste conmigo? ¿Porque te casaste porque te gusté no? ¡Po ya sta!
- ¡Vamono pa Cadiz!

- Manuela, Manuela
- ¿Que quieré xiquilla?
- ¡¡Nada!! ¡¡¡Que tae vayá d'aqui!!! ¡Vete! ¡Que no te quiero!
- ¡Me tiene endemoniada y ya no puedo má! Vete de mi casa que en mi casa mando yo no tu, ¿Quien te trae el dinero?¿Quien te lo trae?
- ¿Po yo no? Dame de comé
- No hay comida
- ¿Que no hay comida? ¿Donde esta el dinero?
- Lo he gastao
- ¿En que?
- En nada

Po zi.

martedì 3 maggio 2011

Dove sono stato

Insonne, per altri crucci – i vecchi ormai spariti, sussulto davanti alla televisione. Fuori Orario, e l'inizio di un film che un aereo che atterra.
Godo nel riconoscerla, lei con quei palazzi nuovi precocemente invecchiati nonostante la lentezza del tempo; godo perché l'amo e so che l'amo perché la riconosco non in foto, non in cartolina, ma da un piccolo dettaglio; come riconoscerei quel modo strano di procedere sicuro eppure ansioso, quasi frettoloso. O i tuoi polsi, non è così?

Odore di grigliate salendo da Martim Moniz.
Il film è sulla ricerca di un uomo, adesso si sposta a Coimbra con il treno e raggiungerà altri luoghi e forse Martina.

Perde interesse. Si dice di pensioni a prezzi ridicoli; ma io resto con il pensiero a Lisbona, perché lo ricordo, è un gigantesco corpo, caldo, che mi ha atteso ogni notte, per notti, coi suoi umori carnali, i suoi odori che sono il profumo malato di centinaia di sudori, il piscio agli angoli nelle strade, e l’odore acre di certi locali; con la sua spazzatura al Castelo, monumento alla vita deposto lì dove girano su loro stesse le vie strette della città antica. E la città fotografata ed esposta poi nel Bairro Alto.

Il film perde consistenza o perde interesse, io fingo di credere che il Tejo sia un mare e fingo stupore per la sua maestosità. Regina del Tago. Quando l’ubriaco vomiterà, noi rideremo di lui, perché la nostra morale si è perduta nelle cosce di questa città-donna, sporca e lussuriosa.

Il film perde interesse perché è già finito.

sabato 12 marzo 2011

D'avorio e oricalco

"Perché io non voglio avere a che fare con gente che non capisce le citazioni da Battiato!"

E vale anche il contrario.

mercoledì 5 gennaio 2011

Collettivo Latrones



















"Il Collettivo Latrones remixa cronaca, arti grafiche e fotoreportages per diffondere informazione “resistente” in Terra di Lavoro e mantenere vivo il social warning su tematiche di deflagrante attualità. L’obiettivo è diffondere conoscenza per risvegliare le coscienze."

Sul sito si trovano immagini e testi su tematiche locali campane ma che ci riguardano un po' tutti. Qui c'è il manifesto, giacché a noi piacciono i manifesti. Fateci una giratina, suvvia, mentre noi pensiamo a qualche altro modo per riempire il nostro blog.


immagini e virgolettato (c) Collettivo Latrones

martedì 28 settembre 2010

La Creazione

La Creazione
(poetica dichiarazione di poetica)


Rompere le vene come rompere la logica
liberare la sostanza || tagliare ogni legame
ogni filo come i fili del telefono
(per esempio tagliare tutte le comunicazioni del mondo)

vedere il mondo con occhi nuovi
oggetti nuovi
reiterare oggetti d’oggi
sconvolgere oggetti tuoni
vedere oggetti con occhi nuovi

scrivere mille lettere senza alcuna parola
mangiare le parole come un piatto di verdura
suonare verdura come orchestre di violini
bruciare violini come foreste d’estate
leggere foreste come qualsiasi novella
volare novelle come sugli aeroplani
pregare aeroplani come nei santuari
cantare santuari come belle canzoni
annaffiare canzoni come tristi gerani
ballare gerani come sfrenate mazurke
gridare mazurke come disperazione
cucire disperazione come lenzuola

ricucire ogni lenzuola
tutte le disperazioni del mondo
che sono tutte le disparate disperazioni

dissipazioni
dissociazioni
dittongazioni
districazioni
disticanzoni
distilezioni
distisezioni
distimenzioni

e dimensioni o diramazioni

trovare ogni parola che non era parola
e ogni parola che era parola farla nuova parola
e nuove frasi e nessun legame
- o un tegame? -
fare di ogni cosa cosa fatta cosa creata
ripensare ogni schema
con innesti
come alcuno aldue altre alquattro alcinque alsei
per poi pensare

alle ardue salite
ad altri concetti
al quadro in cucina
ad alci in quel nord
ai venti alisei
in tutti i momenti
o anche alle sette e alle otto

e non c’è tempo da perdere.

giovedì 16 settembre 2010

Nella casa di Tom Bombadil

"Buon giorno, gioiosi amici!", esclamò Tom, spalancando la finestra a oriente. L'aria che inondò la stanza era fresca e odorava di pioggia. "Credo proprio che il sole non si farà vivo, oggi. Ho passeggiato a lungo, saltellando sin dall'alba grigia sulle sommità delle colline, annusando l'aria e il vento, e l'erba era umida sotto i miei piedi, umido il cielo sulla mia testa. Ho svegliato Baccador cantando sotto la sua finestra, ma non c'è niente che riesca a destare gli Hobbit la mattina presto. Di notte sussultano nel buio e si addormentano quando ormai è arrivata la luce! Suona un ding dillo! Svegliatevi ora, miei allegri amici! Dimenticate i rumori notturni! Suona un ding dillo del! Dillo del, miei cari! Se vi affrettate troverete la colazione che vi attende sulla tavola. Ma se arrivate tardi, avrete solo erba e pioggia!"

J.R.R. Tolkien

Anch'io voglio parlare come Tom Bombadil. 
Ma che dico! Già lo faccio. 
Ding dillo del, miei cari!

Ma anche:

"Ehi dol! Bel dol! Suona un dong dillo!
Suona un dong! Salta ancor! Salice bal billo!
Tom Bom, bel Tom, Tom Bombadillo!"
Evidentemente il povero Tom Bombadil era un personaggio troppo imbarazzante per la versione cinematografica da colossal, ed è stato impietosamente depennato.
Invece devo dire che io lo stimo moltissimo.

domenica 8 agosto 2010

INVIDIA


Guardavo l’immobilità delle cose attraverso uno specchio d’acqua
Guardavo il fluire dell’acqua attraverso la fissità delle cose
Sentivo il vento e non lo vedevo
Sentivo il calore del sole e non guardavo
Mi servirebbero un paio d’occhiali scuri
Un cannocchiale per vedere vicino il lontano
E il vicino da lontano

mercoledì 7 luglio 2010

Segni (Le carte perdute a terra)

(Canzone trionfale)


Non c'è cosa più romantica,
più simbolica
più iperbolica,
più imperiosa,
più dolorosa,
più dolente,
più notata,
più nuotata,
più annotata,
più scala musicale,
più strumento musicale,
più qualsiasi strumento musicale,
nuotata affogata nel vino di un bar di una bisca di una bisca clandestina.

domenica 25 aprile 2010

RivoluZio-NARI

Finalmente è arrivata la notte in cui pubblichiamo il Manifesto del Ding:

Il Manifesto del nostro pensiero
Il Manifesto del nostro pensare

Non si può dire nulla di migliore di quanto il Manifesto dica di sé stesso:

"La natura del nostro manifesto è indiscutibile e se il lettore è un essere penZante ne comprenderà appieno il motivo."

sabato 3 aprile 2010

Pluralismo di codici, ovvero 2 parole 2 su chi sa le lingue e legge.

La poesia ha tra i suoi espedienti l'ambiguità del segno grafico. Il segno grafico dice più cose contemporaneamente, secondo il codice che noi vogliamo utilizzare; e questo è assodato. Tuttavia l'artistico non è la relazione tra il segno e il codice, che riguarda piuttosto una comunicazione diretta, non ambigua, lineare.
Passami il sale, ecco.
Noi vogliamo far riflettere sull'interpretazione personale del testo, e non come un professore moderno di scuola media; la fantasia del bambino non vale come critica, anche se suggerisce spunti di indagine interessanti, e non possiede i requisiti teorici. Possiamo cominciare a riflettere, invece, proprio con un elemento teorico, che piacerà agli H-demici, quale è la commistione di codici e la sovrapposizione di piani interpretativi.
Il lettore da manuale non gode di nessun tipo di rispetto, neanche del minimo che si deve all'intelligenza. Non si pensa mai, per esempio, alla pluralità del codice: egli è costretto nella sua lingua, o nel suo bilinguismo. Eppure, essendo a conoscenza del fatto che sia il latino che il greco sarebbero stati noti ai destinatari della loro opera, i romani copiavano dai greci lasciando che la lingua di questi ultimi venisse fuori dalla loro - segno che la multiculturalità è importante, almeno in circostanze tali da giustificare una conoscenza di segni di diversi codici.
La ricezione di un testo è un processo che passa attraverso gli innumerevoli codici che il lettore può, arbitrariamente, accettare o escludere. Per questo è un processo personale, e tuttavia non creativo.
Una rosa, anche se la chiamassimo culo, profumerebbe lo stesso?
Eh?
E, soprattutto, alla luce di quanto detto, chi saprà cogliere l'arte della poesia "Come"?
Le domande che poniamo non sono retoriche, ma richiedono - specialmente la seconda - una risposta che attendiamo ansiosamente.

domenica 13 settembre 2009

Amparo

Amparo, ¿Que me has dao?
Yo, nada
Amparo, estoy enamorado de usted.
¿Sii?, ¿usted de mi?
Po zi.
Un petío, por favor.
Me has embrujao
¿yo a ti?
¿Que me has dao?
No ta dao nada
Amparo

Po zi.