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lunedì 23 maggio 2011

Estratto da "Poema nº 8 (MANUELA)"

[…] - Amparo, Amparo, tranquila muje, tiene unos ojo muy bojnito 
- ¡Po zi! porque tu me ló has dao
- No, dejame ya, ya no puedo más

- Ya, si Amparo, ya estoy arta de ti
- ¿Y porque te casaste conmigo? ¿Porque te casaste porque te gusté no? ¡Po ya sta!
- ¡Vamono pa Cadiz!

- Manuela, Manuela
- ¿Que quieré xiquilla?
- ¡¡Nada!! ¡¡¡Que tae vayá d'aqui!!! ¡Vete! ¡Que no te quiero!
- ¡Me tiene endemoniada y ya no puedo má! Vete de mi casa que en mi casa mando yo no tu, ¿Quien te trae el dinero?¿Quien te lo trae?
- ¿Po yo no? Dame de comé
- No hay comida
- ¿Que no hay comida? ¿Donde esta el dinero?
- Lo he gastao
- ¿En que?
- En nada

Po zi.

sabato 12 marzo 2011

D'avorio e oricalco

"Perché io non voglio avere a che fare con gente che non capisce le citazioni da Battiato!"

E vale anche il contrario.

domenica 26 settembre 2010

Gli amici dei miei: puntata sull'avarizia.

Gli amici dei miei
Vengono al museo con i cugini di Como
Vogliono la visita guidata
E lo sconto
Perché sono amici dei miei.
Gliel'ho spiegato cento volte
Che non sono una guida
Sono una bigliettaja
Non ci credono
Perché la guida fa più fico.
Gli amici dei miei credono di trovare in me un'alleata
Illustrando le bellezze del posto alla famiglia
Invece li tratto come comuni mortali:
Ci rimangon male.
Quello che ancora non hanno capito
È che i loro sguardi in cerca di indulgenza non mi fan pietà
E che sono amici dei miei
Non i miei.

venerdì 4 giugno 2010

Dingo, della famiglia dei canidi.

In fin dei conti mi chiedo se ci sarà mai qualcuno che realmente ci caghi stimi, ché se la gente capita qui solo perché non sa distinguere la differenza fra penzare e pensare (dati degli ingressi alla mano) si sta freschi.
Ma sì, in fondo è meglio così: ce la cantiamo senza suonarcela, la spiattelliamo senza un riscontro, come nelle più pie opere.
Dico bene?

Un ding nel silenzio, appunto.

domenica 25 aprile 2010

Che cosa vuole?

Dopo Pasqua, la Libera Azione
Cento giorni da peeecora, la domenica da leone.
Finalmente soli, è una giornata
Intensa, vissuta, logorata
Un momento di naturalezza
In un'ondata di svogliatezza.

Toc toc, chi è?
Sono la domenica alle sei
Non avevo niente da fare
Sono venuta a rompere le balle
Tanto per sdrammatizzare.

sabato 3 aprile 2010

Pluralismo di codici, ovvero 2 parole 2 su chi sa le lingue e legge.

La poesia ha tra i suoi espedienti l'ambiguità del segno grafico. Il segno grafico dice più cose contemporaneamente, secondo il codice che noi vogliamo utilizzare; e questo è assodato. Tuttavia l'artistico non è la relazione tra il segno e il codice, che riguarda piuttosto una comunicazione diretta, non ambigua, lineare.
Passami il sale, ecco.
Noi vogliamo far riflettere sull'interpretazione personale del testo, e non come un professore moderno di scuola media; la fantasia del bambino non vale come critica, anche se suggerisce spunti di indagine interessanti, e non possiede i requisiti teorici. Possiamo cominciare a riflettere, invece, proprio con un elemento teorico, che piacerà agli H-demici, quale è la commistione di codici e la sovrapposizione di piani interpretativi.
Il lettore da manuale non gode di nessun tipo di rispetto, neanche del minimo che si deve all'intelligenza. Non si pensa mai, per esempio, alla pluralità del codice: egli è costretto nella sua lingua, o nel suo bilinguismo. Eppure, essendo a conoscenza del fatto che sia il latino che il greco sarebbero stati noti ai destinatari della loro opera, i romani copiavano dai greci lasciando che la lingua di questi ultimi venisse fuori dalla loro - segno che la multiculturalità è importante, almeno in circostanze tali da giustificare una conoscenza di segni di diversi codici.
La ricezione di un testo è un processo che passa attraverso gli innumerevoli codici che il lettore può, arbitrariamente, accettare o escludere. Per questo è un processo personale, e tuttavia non creativo.
Una rosa, anche se la chiamassimo culo, profumerebbe lo stesso?
Eh?
E, soprattutto, alla luce di quanto detto, chi saprà cogliere l'arte della poesia "Come"?
Le domande che poniamo non sono retoriche, ma richiedono - specialmente la seconda - una risposta che attendiamo ansiosamente.

martedì 30 marzo 2010

Come - Un soliloquio trilingue

Come, come come!
Come come, come.

Come! Come! Come!?
Come? Come, come!
Come come, come.

Come!?

Traduzione libera:

Mangia, non appena vieni!
Non appena mangi, vieni.

Mangia! Vieni! Come!?
Che? Mangia, via!
Non appena vieni, mangia.

Eh!?