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| Guau Guau, Javier Jáen |
martedì 4 gennaio 2011
martedì 28 settembre 2010
La Creazione
giovedì 16 settembre 2010
Nella casa di Tom Bombadil
"Buon giorno, gioiosi amici!", esclamò Tom, spalancando la finestra a oriente. L'aria che inondò la stanza era fresca e odorava di pioggia. "Credo proprio che il sole non si farà vivo, oggi. Ho passeggiato a lungo, saltellando sin dall'alba grigia sulle sommità delle colline, annusando l'aria e il vento, e l'erba era umida sotto i miei piedi, umido il cielo sulla mia testa. Ho svegliato Baccador cantando sotto la sua finestra, ma non c'è niente che riesca a destare gli Hobbit la mattina presto. Di notte sussultano nel buio e si addormentano quando ormai è arrivata la luce! Suona un ding dillo! Svegliatevi ora, miei allegri amici! Dimenticate i rumori notturni! Suona un ding dillo del! Dillo del, miei cari! Se vi affrettate troverete la colazione che vi attende sulla tavola. Ma se arrivate tardi, avrete solo erba e pioggia!"
J.R.R. Tolkien
"Ehi dol! Bel dol! Suona un dong dillo!Suona un dong! Salta ancor! Salice bal billo!Tom Bom, bel Tom, Tom Bombadillo!"
domenica 4 luglio 2010
Perchè penZare e pensare non sono la stessa cosa
lunedì 21 giugno 2010
Coppie Minime
- belato/gelato
- big/bag/bug
- boia/soia
- borsa/corsa
- cena/cana
- fàtica/natica
- feci/veci
- Girella/Mirella
- Mandela/candela
- Osservatore Romano/Romeno
- pastiglia/Bastiglia
- pato/peto
- pera/nera
- pezze/pazze
- Razzia/Pazzia
- spacco/spasso
- tetto/setto
mercoledì 12 maggio 2010
La Poesia
Oltre alla significazione grammaticale del linguaggio, ne esiste un’altra, una significazione magica, che è l’unica che ci interessa. Uno è il linguaggio oggettivo di cui abbiamo bisogno per nominare le cose del mondo senza aggiungere altro alla loro qualità catalogante; l’altro rompe questa norma convenzionale e in esso le parole perdono la loro rappresentazione stretta per acquistarne un’altra più profonda e quasi circondata da una aura luminosa che deve sollevare il lettore dal piano abituale e avvolgerlo in una atmosfera incantata.
In tutte le cose esiste una parola interiore, una parola latente che soggiace alla parola che le designa. È quella la parola che il poeta deve scoprire.
domenica 25 aprile 2010
RivoluZio-NARI
Il Manifesto del nostro pensiero
Il Manifesto del nostro pensare
Non si può dire nulla di migliore di quanto il Manifesto dica di sé stesso:
"La natura del nostro manifesto è indiscutibile e se il lettore è un essere penZante ne comprenderà appieno il motivo."
sabato 3 aprile 2010
Pluralismo di codici, ovvero 2 parole 2 su chi sa le lingue e legge.
Noi vogliamo far riflettere sull'interpretazione personale del testo, e non come un professore moderno di scuola media; la fantasia del bambino non vale come critica, anche se suggerisce spunti di indagine interessanti, e non possiede i requisiti teorici. Possiamo cominciare a riflettere, invece, proprio con un elemento teorico, che piacerà agli H-demici, quale è la commistione di codici e la sovrapposizione di piani interpretativi.

Il lettore da manuale non gode di nessun tipo di rispetto, neanche del minimo che si deve all'intelligenza. Non si pensa mai, per esempio, alla pluralità del codice: egli è costretto nella sua lingua, o nel suo bilinguismo. Eppure, essendo a conoscenza del fatto che sia il latino che il greco sarebbero stati noti ai destinatari della loro opera, i romani copiavano dai greci lasciando che la lingua di questi ultimi venisse fuori dalla loro - segno che la multiculturalità è importante, almeno in circostanze tali da giustificare una conoscenza di segni di diversi codici.
La ricezione di un testo è un processo che passa attraverso gli innumerevoli codici che il lettore può, arbitrariamente, accettare o escludere. Per questo è un processo personale, e tuttavia non creativo.
Una rosa, anche se la chiamassimo culo, profumerebbe lo stesso?
Eh?
E, soprattutto, alla luce di quanto detto, chi saprà cogliere l'arte della poesia "Come"?
Le domande che poniamo non sono retoriche, ma richiedono - specialmente la seconda - una risposta che attendiamo ansiosamente.
martedì 30 marzo 2010
Come - Un soliloquio trilingue
Come come, come.
Come! Come! Come!?
Come? Come, come!
Come come, come.
Come!?
Mangia, non appena vieni!
Non appena mangi, vieni.
Mangia! Vieni! Come!?
Che? Mangia, via!
Non appena vieni, mangia.
Eh!?
lunedì 25 maggio 2009
Anticonformismo e Digestione
(M.M)
giovedì 22 gennaio 2009
Ho un cerchio alla testa, stasera.

Ma perchè, poi? Per una ragione molto semplice: siamo stanchi di tanto rumore, di tanta gente che parla a voce alta. Noi siamo sicuri che quello che diremo non passa attraverso l'intensità della voce, ma scorre fluidamente tra le pieghe dei discorsi che facciamo. Per esempio quest'ultimo discorso, chi lo deve capire l'ha capito; ma forse l'ha capito male anche chi non lo doveva capire. Quando mi metterò di nuovo quella sua polvere nera, se non l'avesse ancora capito?
Noi di solito siamo gente che è per la chiarezza - nessun conflitto di interessi con la mia co-bloggher, io lo ero anche prima di conoscerla - attraverso un modo di esprimerci rigoroso quale è il nostro.
Ci piace proprio prenderci in giro, anche perchè voi sarete convinti che parliamo di noi e invece ci facciamo grasse risate su di voi così come passate nei nostri sogni - ma con molto rispetto per ciascuna individualità vera, e sempre seguendo una filosofia che altri ben più noti hanno sviluppato.
Ho giocato bene a carte, con una posta più bassa di quanto meritasse l'azzardo.
(No, no: niente di così ermetico, almeno non continuamente e sempre ben mescolato con le carte, vorrei dire le frasi, più facilmente spendibili.)
ma proprio bassa, eh
Mi spiego: io ho sempre avuto una certa paura del linguaggio. E l'ho detto anche da altre parti, senza contare le lezioni che tengo quasi ogni sera alla nobilissima Associazione di Pazzi e Sognatori, in una delle traverse di Rua da Rosa. Ma lì dico anche che, come con il Diavolo (o con Dio), alla fine tocca farci i conti per forza, siamo fatti così, mesmo, e allora tanto vale prenderlo in giro, questo diavolo di linguaggio. Se poi ci scappa il morto (fuori dalla metafora delle carte, e al di là dell'omicidio sacrificale/virtuale che ho commesso stasera), è un rischio che dobbiamo correre. C'è gente che si offende a chiamarla per nome.
Ma per favore, vogliateci bene lo stesso, e, vivaiddio, ricordateci come santi bevitori.
