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martedì 28 settembre 2010

La Creazione

La Creazione
(poetica dichiarazione di poetica)


Rompere le vene come rompere la logica
liberare la sostanza || tagliare ogni legame
ogni filo come i fili del telefono
(per esempio tagliare tutte le comunicazioni del mondo)

vedere il mondo con occhi nuovi
oggetti nuovi
reiterare oggetti d’oggi
sconvolgere oggetti tuoni
vedere oggetti con occhi nuovi

scrivere mille lettere senza alcuna parola
mangiare le parole come un piatto di verdura
suonare verdura come orchestre di violini
bruciare violini come foreste d’estate
leggere foreste come qualsiasi novella
volare novelle come sugli aeroplani
pregare aeroplani come nei santuari
cantare santuari come belle canzoni
annaffiare canzoni come tristi gerani
ballare gerani come sfrenate mazurke
gridare mazurke come disperazione
cucire disperazione come lenzuola

ricucire ogni lenzuola
tutte le disperazioni del mondo
che sono tutte le disparate disperazioni

dissipazioni
dissociazioni
dittongazioni
districazioni
disticanzoni
distilezioni
distisezioni
distimenzioni

e dimensioni o diramazioni

trovare ogni parola che non era parola
e ogni parola che era parola farla nuova parola
e nuove frasi e nessun legame
- o un tegame? -
fare di ogni cosa cosa fatta cosa creata
ripensare ogni schema
con innesti
come alcuno aldue altre alquattro alcinque alsei
per poi pensare

alle ardue salite
ad altri concetti
al quadro in cucina
ad alci in quel nord
ai venti alisei
in tutti i momenti
o anche alle sette e alle otto

e non c’è tempo da perdere.

giovedì 16 settembre 2010

Nella casa di Tom Bombadil

"Buon giorno, gioiosi amici!", esclamò Tom, spalancando la finestra a oriente. L'aria che inondò la stanza era fresca e odorava di pioggia. "Credo proprio che il sole non si farà vivo, oggi. Ho passeggiato a lungo, saltellando sin dall'alba grigia sulle sommità delle colline, annusando l'aria e il vento, e l'erba era umida sotto i miei piedi, umido il cielo sulla mia testa. Ho svegliato Baccador cantando sotto la sua finestra, ma non c'è niente che riesca a destare gli Hobbit la mattina presto. Di notte sussultano nel buio e si addormentano quando ormai è arrivata la luce! Suona un ding dillo! Svegliatevi ora, miei allegri amici! Dimenticate i rumori notturni! Suona un ding dillo del! Dillo del, miei cari! Se vi affrettate troverete la colazione che vi attende sulla tavola. Ma se arrivate tardi, avrete solo erba e pioggia!"

J.R.R. Tolkien

Anch'io voglio parlare come Tom Bombadil. 
Ma che dico! Già lo faccio. 
Ding dillo del, miei cari!

Ma anche:

"Ehi dol! Bel dol! Suona un dong dillo!
Suona un dong! Salta ancor! Salice bal billo!
Tom Bom, bel Tom, Tom Bombadillo!"
Evidentemente il povero Tom Bombadil era un personaggio troppo imbarazzante per la versione cinematografica da colossal, ed è stato impietosamente depennato.
Invece devo dire che io lo stimo moltissimo.

domenica 4 luglio 2010

Perchè penZare e pensare non sono la stessa cosa

Oramai sono abituato all'idea che penZo: la stessa parola non riesco ad immaginarla scritta diversamente, con grave pregiudizio della correttezza grammaticale - a volte vituperata, altre invocata - che è socialmente accettata.

lunedì 21 giugno 2010

Coppie Minime

Elenco minimo di coppie minime:
  • belato/gelato
"Cos'è?"
"Beh, è un gelato"
  • big/bag/bug
"A very very big bag with a bug"

  • boia/soia
"La nuova frontiera dell'omicidio dicendo "no" al colesterolo"
  • borsa/corsa
"Al ladro!"
  • cena/cana
"Le nozze di Cana furono proprio una bella cena"
  • fàtica/natica
- "Pronto, allora mi ci vai te a comprarlo?"
- "E una fettina di culo la vuoi?"
  • feci/veci
"Nel parlato, la cacca fa le veci delle feci"
  • Girella/Mirella
"Possibili compagne di merende"
  • Mandela/candela
"In occasione dei Mondiali 2010, accensione di ceri votivi"
  • Osservatore Romano/Romeno
"Un romeno leggeva l'Ossevatore Romano"
"Che vorresti dire?"
  • pastiglia/Bastiglia
"14 luglio, imperversa l'ecstasy nella Francia del XVIII secolo"
  • pato/peto
"Non ti dico i problemi intestinali di cui soffro, guarda, stitico, e a che livelli!"
  • pera/nera
"La pera è marcia: è la pe(co)ra nera"
  • pezze/pazze
"Si sono fatte quelle mèsch, ma non gli donano."
"Stanno male di capo, infatti!"
  • Razzia/Pazzia
"Hanno fatto man bassa, i soliti stolidi"
  • spacco/spasso
"Divertimenti alla Arancia Meccanica"
  • tetto/setto
"Otto sotto un tetto, nari sotto a un setto"

mercoledì 12 maggio 2010

La Poesia

di Vicente Huidobro*


Oltre alla significazione grammaticale del linguaggio, ne esiste un’altra, una significazione magica, che è l’unica che ci interessa. Uno è il linguaggio oggettivo di cui abbiamo bisogno per nominare le cose del mondo senza aggiungere altro alla loro qualità catalogante; l’altro rompe questa norma convenzionale e in esso le parole perdono la loro rappresentazione stretta per acquistarne un’altra più profonda e quasi circondata da una aura luminosa
che deve sollevare il lettore dal piano abituale e avvolgerlo in una atmosfera incantata.

In tutte le cose esiste una parola interiore, una parola latente che soggiace alla parola che le designa. È quella la parola che il poeta deve scoprire.

domenica 25 aprile 2010

RivoluZio-NARI

Finalmente è arrivata la notte in cui pubblichiamo il Manifesto del Ding:

Il Manifesto del nostro pensiero
Il Manifesto del nostro pensare

Non si può dire nulla di migliore di quanto il Manifesto dica di sé stesso:

"La natura del nostro manifesto è indiscutibile e se il lettore è un essere penZante ne comprenderà appieno il motivo."

sabato 3 aprile 2010

Pluralismo di codici, ovvero 2 parole 2 su chi sa le lingue e legge.

La poesia ha tra i suoi espedienti l'ambiguità del segno grafico. Il segno grafico dice più cose contemporaneamente, secondo il codice che noi vogliamo utilizzare; e questo è assodato. Tuttavia l'artistico non è la relazione tra il segno e il codice, che riguarda piuttosto una comunicazione diretta, non ambigua, lineare.
Passami il sale, ecco.
Noi vogliamo far riflettere sull'interpretazione personale del testo, e non come un professore moderno di scuola media; la fantasia del bambino non vale come critica, anche se suggerisce spunti di indagine interessanti, e non possiede i requisiti teorici. Possiamo cominciare a riflettere, invece, proprio con un elemento teorico, che piacerà agli H-demici, quale è la commistione di codici e la sovrapposizione di piani interpretativi.
Il lettore da manuale non gode di nessun tipo di rispetto, neanche del minimo che si deve all'intelligenza. Non si pensa mai, per esempio, alla pluralità del codice: egli è costretto nella sua lingua, o nel suo bilinguismo. Eppure, essendo a conoscenza del fatto che sia il latino che il greco sarebbero stati noti ai destinatari della loro opera, i romani copiavano dai greci lasciando che la lingua di questi ultimi venisse fuori dalla loro - segno che la multiculturalità è importante, almeno in circostanze tali da giustificare una conoscenza di segni di diversi codici.
La ricezione di un testo è un processo che passa attraverso gli innumerevoli codici che il lettore può, arbitrariamente, accettare o escludere. Per questo è un processo personale, e tuttavia non creativo.
Una rosa, anche se la chiamassimo culo, profumerebbe lo stesso?
Eh?
E, soprattutto, alla luce di quanto detto, chi saprà cogliere l'arte della poesia "Come"?
Le domande che poniamo non sono retoriche, ma richiedono - specialmente la seconda - una risposta che attendiamo ansiosamente.

martedì 30 marzo 2010

Come - Un soliloquio trilingue

Come, come come!
Come come, come.

Come! Come! Come!?
Come? Come, come!
Come come, come.

Come!?

Traduzione libera:

Mangia, non appena vieni!
Non appena mangi, vieni.

Mangia! Vieni! Come!?
Che? Mangia, via!
Non appena vieni, mangia.

Eh!?

lunedì 25 maggio 2009

Anticonformismo e Digestione




            :-  Ignoro l'ordine delle cose e penso che se ci fosse davvero un ordine sicuramente riuscirei a trovarlo!
Forse però il mio problema non è il mio senso di inadeguatezza rispetto al suddetto ordine, ma solamente un desiderio di astrattismo e anticonformismo che ai miei occhi, e agli occhi del mondo, ordinato o no che sia, rende la mia figura interessante proprio per il mio peculiare modo di esistere e di relazionarmi con tutta quella serie di banalità e semplificazioni che mi circondano e che spesso io riduco ad un'unica grande categoria che spesso chiamo umanità o, confondendomi, società. 
Certe volte ho l'impressione di non essere convincente, poi però se mi guardo da fuori e mi confronto mi convinco che comunque lo sono anche per il semplice fatto di aver scelto un paio di pantaloni di un certo colore rispetto ad un altro... è però possibile, chiedo io, essere convincenti credibili e capibili allo stesso tempo? Credo proprio di no! La cosa migliore da fare, forse, è non cercare di includere i miei traumi personali e non ancora superati, nel senso di non digeriti, non di dimenticati, per riuscire, forse a capire se questa condizione di estraneità nasce da una incapacità di "mangiare, metabolizzare e cagare", a favore di un "mangiare e vomitare". Mangiando e vomitando si è alternativi in tutti i sensi, forse, e per poco tempo, che non è il tempo della vita, ma quello della credibilità e dell' insoddisfazione. "




(M.M)

giovedì 22 gennaio 2009

Ho un cerchio alla testa, stasera.


Era ora, credo, che le nostre corrispondenze private fossero rese pubbliche. E non parlo solo di quello che abbiamo visto a Vidual, e di quello che ci siamo scritti poi.

Ma perchè, poi? Per una ragione molto semplice: siamo stanchi di tanto rumore, di tanta gente che parla a voce alta. Noi siamo sicuri che quello che diremo non passa attraverso l'intensità della voce, ma scorre fluidamente tra le pieghe dei discorsi che facciamo. Per esempio quest'ultimo discorso, chi lo deve capire l'ha capito; ma forse l'ha capito male anche chi non lo doveva capire. Quando mi metterò di nuovo quella sua polvere nera, se non l'avesse ancora capito?

Noi di solito siamo gente che è per la chiarezza - nessun conflitto di interessi con la mia co-bloggher, io lo ero anche prima di conoscerla - attraverso un modo di esprimerci rigoroso quale è il nostro.


Ci piace proprio prenderci in giro, anche perchè voi sarete convinti che parliamo di noi e invece ci facciamo grasse risate su di voi così come passate nei nostri sogni - ma con molto rispetto per ciascuna individualità vera, e sempre seguendo una filosofia che altri ben più noti hanno sviluppato.

Ho giocato bene a carte, con una posta più bassa di quanto meritasse l'azzardo.
(No, no: niente di così ermetico, almeno non continuamente e sempre ben mescolato con le carte, vorrei dire le frasi, più facilmente spendibili.)

ma proprio bassa, eh

Mi spiego: io ho sempre avuto una certa paura del linguaggio. E l'ho detto anche da altre parti, senza contare le lezioni che tengo quasi ogni sera alla nobilissima Associazione di Pazzi e Sognatori, in una delle traverse di Rua da Rosa. Ma lì dico anche che, come con il Diavolo (o con Dio), alla fine tocca farci i conti per forza, siamo fatti così, mesmo, e allora tanto vale prenderlo in giro, questo diavolo di linguaggio. Se poi ci scappa il morto (fuori dalla metafora delle carte, e al di là dell'omicidio sacrificale/virtuale che ho commesso stasera), è un rischio che dobbiamo correre. C'è gente che si offende a chiamarla per nome.

Ma per favore, vogliateci bene lo stesso, e, vivaiddio, ricordateci come santi bevitori.