mercoledì 14 aprile 2010
Que friki eres!
Scusate, ma l'Arial non lo potevo sopportare.
lunedì 12 aprile 2010
I Passi Perduti - Relazione di un congresso - Parte III
§3. È al di là delle mie possibilità un commento sulle materie che sono state lì dibattute, ma, casualmente invaso dal quel «presagio cosciente» (si passi l’espressione) che i ciechi emanano e che in loro costituisce un principio di concretizzazione, sono tentato di affermare che nella profondità delle questioni su cui si è conferito il Congresso ha dato prova di
un metodo universale
possibile, per quanto mi riguarda, solo in una fratellanza di altissimi e serenissimi spiriti. Si sarebbe detto che in quegli inviati l’usura e la conseguente perdita della vista avessero dato luogo ad una capacità superiore di meditazione che fino ad allora era stata impedita dalle sollecitazioni visive del mondo circostante. Da ciò certi poteri di comunicazione interiore di cui i ciechi sono dotati e che si rivelano totalmente inaccessibili per noi, uomini comuni.
un metodo universale
possibile, per quanto mi riguarda, solo in una fratellanza di altissimi e serenissimi spiriti. Si sarebbe detto che in quegli inviati l’usura e la conseguente perdita della vista avessero dato luogo ad una capacità superiore di meditazione che fino ad allora era stata impedita dalle sollecitazioni visive del mondo circostante. Da ciò certi poteri di comunicazione interiore di cui i ciechi sono dotati e che si rivelano totalmente inaccessibili per noi, uomini comuni.
domenica 11 aprile 2010
La solita pasta
Passa il tempo sul divano,
dopo il pranzo luculliano;
festa o no, poco importa,
oggi e sempre c’è la torta.
dopo il pranzo luculliano;
festa o no, poco importa,
oggi e sempre c’è la torta.
sabato 10 aprile 2010
I Passi Perduti - Relazione di un congresso - Parte II
§2. È opportuno intanto evidenziare l’accordo e la più che segreta disciplina in cui si sono svolti i lavori.
In effetti, trattandosi di un avvenimento che ha riunito rappresentanti di tante e tanto differenti nazioni
era impressionante osservare la precisione con la quale i congressisti si disponevano e si distinguevano tra di loro nonostante non si vedessero
tanto più che avevano dispensato, motu proprio, tutti quei servizi e quei funzionari che abitualmente prestano assistenza in queste assemblee.
In effetti, trattandosi di un avvenimento che ha riunito rappresentanti di tante e tanto differenti nazioni
era impressionante osservare la precisione con la quale i congressisti si disponevano e si distinguevano tra di loro nonostante non si vedessero
tanto più che avevano dispensato, motu proprio, tutti quei servizi e quei funzionari che abitualmente prestano assistenza in queste assemblee.
venerdì 9 aprile 2010
Scorci di verità
Siamo abituati a vedere in Berlino la città capitale d'Europa, il sogno di molti giovani che cercano un lavoro e una vita diversa ma soprattutto proiettata nel futuro. Parigi, la sua storia artistica e il suo stile inconfondibile. Le tradizioni mai così gradite anche ai ragazzi della Londra, moderna, dinamica e nonostante ciò uguale da sempre a se stessa.
Il porto di Piombino. La ecologicamente corretta Friburgo.
Inoltre, la città, gli incroci, le strade e le autostrade: i non luoghi della modernità, visti però con un occhio che non guarda all'uomo e attraverso una raffigurazione che non lo prende in considerazione come sostanza, ma come presenza ed essenza dello spazio.
Ogni città perde le sue specificità nell'opera di Claudio Cionini, e così i tetti di Parigi non sono quelli che il turista o il sognatore vorrebbe vedere da Montmatre, non c'è traccia di una Potsdamer Platz nè del Big Ben, così come li conosciamo, anche dove essi sono raffigurati; case, palazzi e cieli si mescolano, assieme a marciapiedi, alberi e semafori. Le automobili, le "macchine", sono l'unico elemento che ci da la certezza della presenza umana, oltre a piccole macchie, ombre di uomini, che si intravedono - a volte.
Le opere, sempre dure tavole di legno, sono pervase da una luminosità sterile e fredda, da sala operatoria; e lo sguardo è quello di un chirurgo, che analizza lo spazio tra le forme che copia dalle fotografie della realtà in cui l'artista ha vissuto e si è formato, sottolineandole con tratti di matita che, aggiunti ad opera terminata, servono non tanto a suggerire, quanto a evidenziare i piani della materia disegnata, seguendo una prospettiva che quasi sempre punta verso un indefinito, lontano, a volte luminoso ma generalmente incerto. E la materia che disegna è elemento di rottura del raffigurato, disomogenea ma non troppo, la quale, in opere che appaiono non povere di un certo sentimento realista, avvisa l'osservatore che tra lui e il mondo esiste pur sempre un oggetto intermedio; quindi le colature onnipresenti altro non sono che un espediente tecnico straniante che, in quanto tale, non va inteso, ma recepito intimamente.
Una morale prevederebbe un qualche pessimismo aleggiante su questi lavori; ma, nelle tavole, il grigiore è anche luce: è banale, ma anche la verità.
Claudio Cionini, "Scorci di Verità", dal 26 Marzo al 2 Maggio, Galleria Comunale d'Arte Contemporanea, Arezzo.
Il porto di Piombino. La ecologicamente corretta Friburgo.
Inoltre, la città, gli incroci, le strade e le autostrade: i non luoghi della modernità, visti però con un occhio che non guarda all'uomo e attraverso una raffigurazione che non lo prende in considerazione come sostanza, ma come presenza ed essenza dello spazio.
Ogni città perde le sue specificità nell'opera di Claudio Cionini, e così i tetti di Parigi non sono quelli che il turista o il sognatore vorrebbe vedere da Montmatre, non c'è traccia di una Potsdamer Platz nè del Big Ben, così come li conosciamo, anche dove essi sono raffigurati; case, palazzi e cieli si mescolano, assieme a marciapiedi, alberi e semafori. Le automobili, le "macchine", sono l'unico elemento che ci da la certezza della presenza umana, oltre a piccole macchie, ombre di uomini, che si intravedono - a volte.
Le opere, sempre dure tavole di legno, sono pervase da una luminosità sterile e fredda, da sala operatoria; e lo sguardo è quello di un chirurgo, che analizza lo spazio tra le forme che copia dalle fotografie della realtà in cui l'artista ha vissuto e si è formato, sottolineandole con tratti di matita che, aggiunti ad opera terminata, servono non tanto a suggerire, quanto a evidenziare i piani della materia disegnata, seguendo una prospettiva che quasi sempre punta verso un indefinito, lontano, a volte luminoso ma generalmente incerto. E la materia che disegna è elemento di rottura del raffigurato, disomogenea ma non troppo, la quale, in opere che appaiono non povere di un certo sentimento realista, avvisa l'osservatore che tra lui e il mondo esiste pur sempre un oggetto intermedio; quindi le colature onnipresenti altro non sono che un espediente tecnico straniante che, in quanto tale, non va inteso, ma recepito intimamente.
Una morale prevederebbe un qualche pessimismo aleggiante su questi lavori; ma, nelle tavole, il grigiore è anche luce: è banale, ma anche la verità.
Claudio Cionini, "Scorci di Verità", dal 26 Marzo al 2 Maggio, Galleria Comunale d'Arte Contemporanea, Arezzo.
giovedì 8 aprile 2010
I Passi Perduti - Relazione di un congresso - Parte I
[…] Tutto questo configurava una situazione per cui, essendo ciechi, i congressisti parevano dotati di eternità.Secondo Lady Selina Hackett, presidente onoraria dell’Organizzazione, essi avevano raggiunto questo stato supremo grazie alla pratica incessante delle letture morte e al culto dei lavori minuziosi. Mi fu fatto osservare che alcuni di loro, di certo una minoranza, non erano tuttavia giunti al punto di totale cecità, ma confesso che questi non si distinguevano in nessun modo dagli altri (per lo meno ad occhi profani), poiché si spostavano nel Palazzo dei Passi Perduti con la stessa serenità e con la stessa sottigliezza delle figure erranti che erano guidate dai cani.
I Passi Perduti - Un racconto di José Cardoso Pires
Pubblichiamo in quattro parti un racconto di José Cardoso Pires, scrittore portoghese non del tutto sconosciuto agli addetti ai lavori. Senza dilungarci troppo sulla biografia e sugli elementi salienti della sua vita, basti l'opera - l'operetta; in ogni caso, poichè José è un nostro amore di gioventù e dato che si tratta di una presenza ricorrente nella nostra esperienza (per un motivo o per un altro), ove lo riteniate utile, non esitate a contattarci per uno scambio di opinioni.
Il racconto, tradotto qui portoghese per il pubblico italiano, è tratto da "La Repubblica dei Corvi" (1988) e a nostro avviso nasconde interessanti suggerimenti per come impostare sia la vita sia la critica. Lo straniamento dovuto al tema non inganna e spinge alla riflessione.
Purtroppo non ci risulta che l'opera (una raccolta di racconti) sia stata tradotta integralmente in italiano.; pertanto, se volete usare testo e immagini, fatelo pure, previa citazione. La diffusione delle conoscenze è troppo importante per porre limiti.
E ora, "I Passi Perduti".
Il racconto, tradotto qui portoghese per il pubblico italiano, è tratto da "La Repubblica dei Corvi" (1988) e a nostro avviso nasconde interessanti suggerimenti per come impostare sia la vita sia la critica. Lo straniamento dovuto al tema non inganna e spinge alla riflessione.
Purtroppo non ci risulta che l'opera (una raccolta di racconti) sia stata tradotta integralmente in italiano.; pertanto, se volete usare testo e immagini, fatelo pure, previa citazione. La diffusione delle conoscenze è troppo importante per porre limiti.
E ora, "I Passi Perduti".
domenica 4 aprile 2010
La propongo, stancamente
Pasqua alle sei
È domenica, del tutto implicitamente
Da un po' non si vedono Gli amici dei miei ™
Né il mio vicino di casa, Pasquale
Anche perché lui è al camposanto
Non vado a trovarlo, nemmeno ogni tanto.
È domenica, del tutto implicitamente
Da un po' non si vedono Gli amici dei miei ™
Né il mio vicino di casa, Pasquale
Anche perché lui è al camposanto
Non vado a trovarlo, nemmeno ogni tanto.
sabato 3 aprile 2010
Pluralismo di codici, ovvero 2 parole 2 su chi sa le lingue e legge.
La poesia ha tra i suoi espedienti l'ambiguità del segno grafico. Il segno grafico dice più cose contemporaneamente, secondo il codice che noi vogliamo utilizzare; e questo è assodato. Tuttavia l'artistico non è la relazione tra il segno e il codice, che riguarda piuttosto una comunicazione diretta, non ambigua, lineare.
Passami il sale, ecco.
Noi vogliamo far riflettere sull'interpretazione personale del testo, e non come un professore moderno di scuola media; la fantasia del bambino non vale come critica, anche se suggerisce spunti di indagine interessanti, e non possiede i requisiti teorici. Possiamo cominciare a riflettere, invece, proprio con un elemento teorico, che piacerà agli H-demici, quale è la commistione di codici e la sovrapposizione di piani interpretativi.
Il lettore da manuale non gode di nessun tipo di rispetto, neanche del minimo che si deve all'intelligenza. Non si pensa mai, per esempio, alla pluralità del codice: egli è costretto nella sua lingua, o nel suo bilinguismo. Eppure, essendo a conoscenza del fatto che sia il latino che il greco sarebbero stati noti ai destinatari della loro opera, i romani copiavano dai greci lasciando che la lingua di questi ultimi venisse fuori dalla loro - segno che la multiculturalità è importante, almeno in circostanze tali da giustificare una conoscenza di segni di diversi codici.
La ricezione di un testo è un processo che passa attraverso gli innumerevoli codici che il lettore può, arbitrariamente, accettare o escludere. Per questo è un processo personale, e tuttavia non creativo.
Una rosa, anche se la chiamassimo culo, profumerebbe lo stesso?
Eh?
E, soprattutto, alla luce di quanto detto, chi saprà cogliere l'arte della poesia "Come"?
Le domande che poniamo non sono retoriche, ma richiedono - specialmente la seconda - una risposta che attendiamo ansiosamente.
Noi vogliamo far riflettere sull'interpretazione personale del testo, e non come un professore moderno di scuola media; la fantasia del bambino non vale come critica, anche se suggerisce spunti di indagine interessanti, e non possiede i requisiti teorici. Possiamo cominciare a riflettere, invece, proprio con un elemento teorico, che piacerà agli H-demici, quale è la commistione di codici e la sovrapposizione di piani interpretativi.

Il lettore da manuale non gode di nessun tipo di rispetto, neanche del minimo che si deve all'intelligenza. Non si pensa mai, per esempio, alla pluralità del codice: egli è costretto nella sua lingua, o nel suo bilinguismo. Eppure, essendo a conoscenza del fatto che sia il latino che il greco sarebbero stati noti ai destinatari della loro opera, i romani copiavano dai greci lasciando che la lingua di questi ultimi venisse fuori dalla loro - segno che la multiculturalità è importante, almeno in circostanze tali da giustificare una conoscenza di segni di diversi codici.
La ricezione di un testo è un processo che passa attraverso gli innumerevoli codici che il lettore può, arbitrariamente, accettare o escludere. Per questo è un processo personale, e tuttavia non creativo.
Una rosa, anche se la chiamassimo culo, profumerebbe lo stesso?
Eh?
E, soprattutto, alla luce di quanto detto, chi saprà cogliere l'arte della poesia "Come"?
Le domande che poniamo non sono retoriche, ma richiedono - specialmente la seconda - una risposta che attendiamo ansiosamente.
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