GRANA MAMA
RANA GAMMA
GARA AMMAN
MAGA RANMA
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Cappone vivo |
"[…] e pubblica qualcosa sul blog sennò muore." *
Ci sembra opportuno iniziare dalla scomposizione voire vivisezione del termine: H / dé / mia: Acca - da non capire un'acca -, dé (intercalare livornese), mia, la vita e le scelte. Fuori di qui gli ampollosi, i capelli brizzolati, la sciarpina di cachemere (che tanto ricorda il cauchemar) adagiata sul collo preferibilmente color panna (la sciarpina, non il collo) la montatura tonda degli occhiali.
Detto questo è giunta l'ora di annunciare agli accademici che:
"Buon giorno, gioiosi amici!", esclamò Tom, spalancando la finestra a oriente. L'aria che inondò la stanza era fresca e odorava di pioggia. "Credo proprio che il sole non si farà vivo, oggi. Ho passeggiato a lungo, saltellando sin dall'alba grigia sulle sommità delle colline, annusando l'aria e il vento, e l'erba era umida sotto i miei piedi, umido il cielo sulla mia testa. Ho svegliato Baccador cantando sotto la sua finestra, ma non c'è niente che riesca a destare gli Hobbit la mattina presto. Di notte sussultano nel buio e si addormentano quando ormai è arrivata la luce! Suona un ding dillo! Svegliatevi ora, miei allegri amici! Dimenticate i rumori notturni! Suona un ding dillo del! Dillo del, miei cari! Se vi affrettate troverete la colazione che vi attende sulla tavola. Ma se arrivate tardi, avrete solo erba e pioggia!"
J.R.R. Tolkien
"Ehi dol! Bel dol! Suona un dong dillo!Suona un dong! Salta ancor! Salice bal billo!Tom Bom, bel Tom, Tom Bombadillo!"
Als das Kind Kind war, wußt es nicht, daß es Kind warIl bambino quando era bambino, non sapeva di essere bambino
L'apprezzamento estetico e il pieno godimento dell'oggetto artistico sono per gli stolti quando c'è il realismo.
Dicono: questo non capisco cosa sia, perciò non capisco cosa sia. Poco basterebbe, come cambiare il primo sia con rappresenta; già in questo modo si riuscirebbe a capire che l'arte è rappresentazione della realtà e che come tale il realismo in essa non risponde a criteri necessariamente fotocopiatòri e ha la funzione di:
1) rapportare l'idea in opposizione/affinità con la materia e la realtà;
2) essere criterio di classificazione della finalità dell'autore, ove evidentemente presenti.
L'imitazione della realtà non è arte perfetta, nè il realismo è del resto imitazione della realtà.
Alcuni futuramente, perchè certo nel futuro si parla di noi, parleranno di noi come gente senza legge e grammatica italiana. Inoltre: il pittore più bravo che abbia quasi toccato con mano fa di tutto per ingannare l'occhio e creare l'illusone della realtà, non la sua copia. Questo è in contrasto con quanto detto finora, ma il pittore lo stimo come persona, per cui lo dico.
"La natura del nostro manifesto è indiscutibile e se il lettore è un essere penZante ne comprenderà appieno il motivo."
MANIFESTO DEL PENZIERO CON LA ZETA:
Inutile divagare sulla questione del pensiero in termini filosofici ed antropologici, in particolare perché questa è la sede in cui si parla di penZiero. Esistono varie ragioni per cui decidiamo di scrivere la parola con la Zeta. In primo luogo per provocare i grammatici più ortodossi e la nostra fossile Accademia della Crusca. Scrivere "pensiero" e le sue varianti ("penZare" e coniugaZioni) con la Zeta rappresenta per noi una provocaZione ed un atto di rottura con l'uso imperante e ormai ripetitivo della lingua italiana. Siamo a favore dell'idioletto, per restituire potere ai singoli parlanti in quanto ci opponiamo all'errore che diventa regola solo se diffuso. Al contrario l'immaginaZione del singolo si perderebbe nei meandri della folla, che nessuno sa poi cosa sia. Non vogliamo che tutti adottino la Zeta. vogliamo solo che venga diffusa l'idea della libertà di usarla. Un'altra ragione per cui desideriamo sostituire la esse con la Zeta nella parola pensiero è per sottolineare la differenZa del nostro penZiero. La gente pensa, o pensa di pensare, noi penZiamo, che è ben diverso. Una terZa ragione risiede nel richiamo di un giustiZiere messicano presente nell'immaginario collettivo: Zorro, la Volpe, il ribelle per eccellenZa, perseguitato dalle istituZioni che lo vogliono acchiappare (ma non ci riescono mai). Un po' per provocare i suoi inseguitori, tracciava una grande Zeta per segnalare il suo passaggio. Allo stesso modo, imbracciando la nostra stilografica, vogliamo lasciare un segno visibile del nostro passaggio. Infine, per avere una maggiore corrispondenZa fra il segno grafico ed il segno fonico /ts/, perché anche se è esse in realtà di Zeta si tratta e per dare voce alla carta scritta e stampata, ormai senZa perché non corrispondente a quella di un essere vivente, auspichiamo all'immediata sostituZione della esse con la Zeta. PenZateci. Z (NêZ, Piazza Il Campo, inverno 2007-2008)